La Storia di Clifford House

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La tipica casa infestata
La Storia di Clifford House è un breve racconto dell'orrore di autore/autrice sconosciuto/a. Tuttavia il modo in cui la storia è raccontata, le atmosfere cupe e fumose, la suspance che trapela dalle pagine, in qualche maniera richiamano alla mente lo stile narrativo di Henry James in "Giro di Vite".
Il racconto si dipana in circa 10 pagine in cui, malgrado la brevità, tutti i personaggi coinvolti riescono ad emergere e ad avere un proprio autonomo dinamismo che controbuirà allo sviluppo finale della storia.
Una famiglia marito, moglie e due bambini, con al seguito la servitù, giungono alla residenza "Clifford House" per trascorrere l'estate. Sin da subito la Sig.ra Russel avverte una strana e cupa presenza, smenita dal marito, malgrado la servitù dichiara più volte di aver visto presenze aggirarsi per i tetri corridoi della casa.
Questo, precario, equilibrio fatto di paure e negazioni delle tetre evidenze, è destinato a scardinarsi nel tragico ed impetuoso finale del racconto che trascina il lettore in un vortice in cui non è difficile scorgere i canoni tipici della più autentica paura.
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Valutazione: 3 libri
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Racconto contenuto nell'antologia "Le Più Belle Storie di Fantasmi", Gianni Pilo a cura di, Newton e Compton Editori, 2001

Il "Bullo" del villaggio

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Come un racconto attorno al fuoco
Il "Bullo" del villaggio di Joseph Sheridan Le Fanu è un breve racconto a metà strada tra il fantasy e l'orrore.
La storia è quella di "Bullo" Larkin, individuo dalla forza erculea e dal carattere violento ed incline ai litigi. "Bullo" Larkin era solito risolvere le questioni che lo riguardavano a suon di pugni, in quanto era davvero molto abile nell'arte di tirar di pugilato. Durante uno di qeusti "incontri" finisce per ridurre in fin di vita un giovane compaesano, Ted Moran, reo soltanto di esser ricambiato dell'amore di una ragazza su cui aveva poggiato i suoi violenti occhi anche "Bullo".
Quanto sopra è il breve cannovvaccio su cui si dipana la storiella, breve e veloce, il cui finale nel più autentico spirito delle ghost story rievoca immagini e soluzioni che spaziano dalla più banale alla più terricante.
Lo scritto è agile, e diversamente non potrebbe essere avuto riguardo all'autore. Lo stile è, invece, quello tipico del raccontino snocciolato ai bambini attorno al fuoco di un caminetto. In molti passi del breve racconto, infatti, l'autore si rivolge direttamente al lettore per suscitarne ancor di più la curiosità. Così come farebbe, ad esempio, una nonna che racconta fiabe ai propri bambini.
La storia, in effetti, si veste inoltre della rosea patina delle fiabe. Nulla di terrificante viene descritto dall'autore. Ma il sottile gioco delle allusioni. Delle situaizoni appena accennate e non a fondo spiegate, contribuisce a sollecitare l'immaginario dei singoli lettori (o uditori) provocando in ognuno le sensazioni alle quali il proprio animo è incline.
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Valutazione: 3 libri
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Racconto contenuto nell'antologia "Le Più Belle Storie di Fantasmi", Gianni Pilo a cura di, Newton e Compton Editori, 2001

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