Il Testamento

#0034

Storia lunga e con poco mordente
Non è certo il miglior Grisham quello che si legge ne "Il testamento" romanzo del re del legal thriller americano, del 1999.
La storia prende avvio nel fastoso palazzo di Troy Phelan, uno dei 10 uomini più ricchi del pianeta.
Ha un attacco dirompente Il testamento, ennesimo best seller di John Grisham, l’indiscusso maestro del legal thriller americano. Il romanzo prende avvio nella torre d’avorio dell’anziano Troy Phelan, stando a “Forbes” il decimo uomo più ricco degli States. Ai piani alti del suo grattacielo il magnate sarà ripreso ed interrogato da noti psichiatri davanti alla schiera dei suoi inaffidabili eredi, sul piatto la redazione dell’ennesimo testamento, relativo ad un patrimonio stimato in otto miliardi di dollari: per i figli un prezioso salvagente per sfuggire ai debiti ed alle pastoie di un’esistenza normale cui sarebbero incapaci di adeguarsi. Il colpo di scena arriva subito: Troy Phelan firma il testamento che appaga il collegio degli eredi legittimi poi, a porte chiuse, davanti ai suoi avvocati, straccia il documento ed estrae a sorpresa un olografo nel quale lascia le sue ricchezze ad una presunta ultima figlia, illegittima e la cui esistenza era sconosciuta ai più e che per di più pare faccia la missionaria nella foresta Brasiliana del Pantanal. Il romanzo prosegue con le numerose vicende che un avvocato dedito all’alcol Nate O'Reily - appena uscito tra l'altro da un centro di recupero -, incaricato dall'esecutore testamentario di trovare la figlia ereditiera di Phelan. Così il romanzo si divide in due tronconi paralleli. Uno che riguarda, appunto, le ricerche della ereditiera e l'altro che riguarda il porcedere della macchina giudiziaria messa in moto dai figli legittimi (ma diseredati) per cercare di rimettere le mani sull'ingente patrimonio di famiglia.
La storia seppur abilmente orhestrata e messa in campo vacilla ed indulge, un po' troppo, in alcune copiose ed inutile descrizioni. Questo romanzo, seppur per certi aspetti avvincente manca del tutto degli ingredienti base tanto cari a Grisham: intrigo giudiziario e suspance, la storia infatti non presenta nel complesso un grande mordente, né risulta mai del tutto intrigante, risultanto a tratti anche noiosa e fin troppo ampollosa.
Una notazione a parte è la storia nella storia: cioè l'evoluzione psicologica del personaggio, Nate O'Reily, che da incallito ubriacone diventa una persona nuova.
Lontano mille miglia da L'Appello o da Il Momento di Uccidere, il Trstamento resta in ogni caso un romanzo che si può leggere senza tante pretese per passare qualche ora in compagnia di un libro discreto ed a tratti appassionante.
--
Valutazione: 3 libri
--

La Convocazione

# 0019


Una convocazione a metà
C'è proprio tutto in "La Convocazione" di Grisham, tutto tranne che Grisham. Chi si aspetta di trovarci dentro l'autore di "L'appello" o di "Il momento di uccidere" resterà deluso. Ciò non significa che non sia una bella storia, ma significa solo che non è una storia alla Grisham, insomma una di quelle a cui ci ha abituato.
Tutto ruota attorno allo stato d'animo ed ai comportamenti di Ray Atlee, professore di legge, che convocato da una lettera del padre, ex giudice, tornato a casa lo trova morto solo e con 3.000.000 di dollari. Come inizio non c'è male, si pensa, ed effettivamente la storia sembra iniziare sotto i migliori auspici. Questi auspici restano tuttavia delusi, tanto che la storia si trascina a tratti stancamente. Non è il caso di dire qui altri particolari della storia, basti sapere che si assiste alla smaniosa ricerca da parte di Ray di un posto sicuro per quei soldi che è determinato nel tenersi a tutti i costi, sempre che qualcuno non abbia idee diverse, e quel qualcuno puntualmente viene fuori.
Sin dalle prime pagine appare anche la "scomoda" figura di Forrest, fratello di Ray che impersona in uno stereotipo americano, la pecora nera della famiglia: drogato, alcolizzato ma con una ferrea(?) volontà di riprendersi.
Tra gli altri personaggi che entrano ed escono dalla storia, meritano un cenno Harry Rex, figura che appare dapprima secondaria e poi quando sembra uscita dalla storia, ecco che le viene affidato il ruolo che nelle antiche rappresentazioni teatrali era del "Deus ex machina": viene a conoscenza del tutto casualmente di un particolare, che consentirà in sole 22 pagine di risolvere un mistero che forse nemmeno c'era.
Si può ricordare anche Patton French avvocato megalomane e narcisista che non nasconde la sua inclinazione alla corruzione né la sua passione per il "dio denaro", anche lui, personaggio alquanto secondario, risulta alla fine indispensabile per dipanare la matassa.
Si ha quasi la sensazione che Grisham abbia bisogno di infarcire la storia con nuovi personaggi per cercare di celare ciò che comunque trapela, l'idea cioè di un romanzo scritto di fretta (per contrattao dice qualcuno).
Il punto di forza di Grisham, cioè gli aspetti legali, qui vengono solo sfiorati quasi accennati con timore. Nulla di spettacolare, quindi.

Se comunque questa storia viene letta al di là del suo autore, che ci ha abituato a storie molto più incalzanti, siamo di fronte ad un buon romanzo, nel quale è pur sempre rinvenibile un spessore psicologico non indifferente. Il personaggio di Ray, infatti, incarna tutte le debolezze della razza umana dinnanzi al denaro: desiderio di possederlo, paura di perderlo, diffidenza e paranoia verso tutti. Forrest, invece, appare a tratti debole poi forte quindi risoluto. E' forse il personaggio che potrebbe essere definito "eroe", "Eroe Dinamico" cioè quello che riesce a dare alla storia la sua impronta, che riesce a piegare gli eventi agendo con fermezza, a differenza di Ray che invece potrebbe benissimo incarnare, nel romanzo, quasi una sorta di eroe romantico, colui che cerca di ribellarsi al destino ma poi decide di non correre il rischio di restarne travolto e, pur non arrivando al gesto estremo, si abbandona ad un lassismo interiore che ad un occhio poco attento potrebbe atteggiarsi a codardia.
Il romanzo è occasione, anche, di conoscere alcuni spaccati di vita importanti per comprendere la realtà di luoghi lontani dal nostro. Sicuramente chiaro esempio di ciò sono le parole che, narrate dall'autore, riportano quasi un eco, un pensiero, di un ricordo che fu di Ray piccino: "A 10 anni Ray aveva saputo che la sua famiglia era agiata. Suo padre era giudice e la sua casa aveva un nome: nelle campagne del Mississippi questo significava che lui era un bambino ricco".
Tornando alla storia, si fa fatica a ritrovare le tre parti fondamentali: incipit, svolgimento, scioglimento. Ognuna di esse ha i contorni sfumati nell'altra e così l'incipit si fonde con il lungo svolgimento che quasi assorbe lo scioglimento al quale si arriva prima ancora della fine del libro: il libro finisce a pagina 322, ma già qualche pagina prima potrebbe intuirsi come va a finire. Manca quindi il vero colpo di scena, tuttavia si possono distinguere alcuni momenti che scuotono la storia dai binari statici su cui viaggia. Un primo scossone si ha a pagina 143, quando Ray riceve un minaccioso biglietto rosa nel quale viene avvertito di non spendere quei soldi. E' un vero sollievo per il lettore che ha già sulle spalle ben 140 pagine tra descrizioni inutili e narrazioni fini a se stesse. Un secondo scossone lo si ha 10 pagine dopo, quando Ray ha la certezza di essere sotto controllo e poi ancora quando viene nuovamente contattato da chi lo sta osservando. Momento fondamentale resta comunque quello in cui del tutto casualmente, come si è detto poco più su, Harry Rex viene a conoscenza di un particolare che - volendo azzardare - potrebbe consentire di scriverne il finale ben 30 pagine prima. Si ha quasi la sensazione che Grisham non sapeva come risolvere la questione ed ha preferito affidarsi anche lui "al caso", ma questa è solo un'ipotesi. Resta il fatto che comunque da un semplice incontro fortuito parte la soluzione di tutto.
Alla fine si arriva alle ultime pagine che nulla rivelano e nulla hanno da rivelare, tutto si trascina stancamente e si ha quasi la sensazione di assistere ad un telefilm quando si legge l'ultima frase "«ci vediamo tra un anno, fratello» disse, ed uscì". Tipica frase che in TV fa scattare il fermo immagine e partire i titoli di coda. Ma questo è un romanzo, non un telefilm, che ci sia un tacito (poi non troppo!) appuntamento per una prossima uscita? Che ci sia finalmente l'occasione di completare questa convocazione, apparentemente, lasciata a metà?
--
Valutazione: 2 libri
--

La Giuria

# 0016


La Dea Sbendata
L’America si sa, è un posto bizzarro e pittoresco, sotto molti punti di vista. Uno di questi è senz’altro il suo sistema giudiziario, in cui spicca su tutto, la figura importantissima della giuria. Questa è un organo dei processi americani (civili e penali) composta da un minimo di 6 ad un massimo di 12 elementi che ha il non agevole compito di emettere un verdetto (generalmente è richiesta l’unanimità, sempre che le parti in causa non si accordino per un verdetto a maggioranza, ad esempio almeno 9 voti su 12, solitamente ciò accade nelle cause civili). I componenti della giuria sono estratti a sorte dalle liste elettorali della circoscrizione in cui dovrà svolgersi il processo. Non sono quindi dei giudici, né tanto meno sono richieste loro particolari conoscenze legali.
Questa premessa è d’obbligo per capire in pieno il contesto, socio-giuridico, con lo sfondo del quale si svolge la vicenda narrata da John Grisham nel suo romanzo, appunto, “La Giuria”, scritto nel 1996.

Un uomo muore di cancro ai polmoni a causa del fumo e la moglie, affidandosi ad un prestigioso studio legale, cita in giudizio una potentissima multinazionale del tabacco. Il processo è instaurato a Biloxi (Mississippi), nel tribunale presieduto dal Giudice Harkin, personaggio professionale e competente così come viene tratteggiato dall’abile penna di Grisham.
Dalle primissime pagine, ci si rende conto che dietro alla tanto ostentata legalità del sistema americano, vi sono delle falle. Infatti i giurati convocati per formare la giuria di questo processo, sono oggetto di pedinamenti, indagini e contatti ai limiti della legalità da parte di loschi figuri, assoldati tanto dall’accusa quanto dalla difesa impegnate in questo processo. In quest’ambito spicca subito, il personaggio di Nicholas Easter, giovane ex studente di legge, dal passato sfuggente, convocato nella lista dei probabili giurati. Desta interesse e sconcerto, la figura di Rankin Fitch, a capo di un’organizzazione di dubbia legalità al soldo della difesa (l’industria del tabacco) impegnata nella ricerca di informazioni su tutti i possibili giurati, al fine di determinare quali possano essere i giurati ben disposti verso l’una o l’altra parte, ma non solo.
In America, infatti, nello scegliere la giuria, al di là dei motivi di astensione e ricusazione – comuni in quasi tutti gli ordinamenti (rapporti di parentela con una delle parti, l’aver espresso in pubblico opinioni a favore dell’una e dell’altra parte, e simili) – è generalmente riconosciuto alle parti un potere di veto, in base al quale possono indicare che un determinato numero di giurati è indesiderabile, senza bisogno di addurre motivazioni alcune. Si capisce quindi bene come il lavoro cui è deputato Fitch, nel romanzo, se condotto con metodo riesce senz’altro a dare i suoi proficui frutti, ed infatti, su otto processi in cui lo stesso Fitch ha potuto orchestrare dietro le quinte, tutti e otto si sono conclusi a favore delle industrie del tabacco.
Fino alla scelta dei giurati, al loro insediamento, e alle prime battute processuali, si ha l’impressione quasi – o forse la paura, perché no? – che il romanzo rischi di avvilupparsi troppo in ambiti tecnici, correndo il rischio che lo stesso risulti sgradito o pesante nella lettura. Tuttavia, questa, è solo un’impressione che dura un attimo. Da subito, infatti, il già citato personaggio di Nicholas Easter, scelto come giurato insieme ad undici “colleghi”, inizia a ritagliarsi nella storia una nicchia tutta sua, rendendola interessante: il suo passato di ex studente di legge, lo mette in una posizione di “guida” nei confronti degli altri giurati.

Grisham è abile, bisogna riconoscerglielo, nel tratteggiare in maniera differente eppure così gradevole e mai pesante tutte e dodici le personalità dei componenti la giuria: la madre di famiglia, quella che nasconde un segreto, il ragazzo tutto alcol e sigarette, l’afro-americano in cerca di riscatto, la donna tutta casa e chiesa, il cieco deciso a far rispettare il suo handicap, il colonnello in pensione dal carattere ferreo, la signorina che rimpiange le perfomances sessuali col proprio ragazzo, quella in cerca d’avventure, quell’altra dedita all’alcol, e così via. Nessuno di queste personalità, tuttavia, risulta accennata o solo sfiorata, sono tutte ben dettagliate al punto che si riesce senza sforzi particolari, ad immaginare il loro modo di porsi nell’ambito del processo.
Si diceva, poco più su, che la sensazione che si tratti di un romanzo di nicchia, svanisce quasi subito e grazie anche all’apparire sulla scena di un personaggio che, sembra minore, ma che in realtà si rivela essere il motore centrale della storia: Marlee.
Personaggio ambiguo e sfuggente, appare sulla scena, mostrando subito una potenzialità che fa gola a tutti coloro i quali sono coinvolti nel processo, infatti sembra chiaro che la ragazza – in qualche modo – abbia un forte ascendente sulla giuria. La stessa riesce a mettersi in contatto con Fitch, divenendo “croce e delizia” dello stesso: “croce” perché la stessa dimostra pagina dopo pagina di avere un controllo totale sulla giuria e “delizia”, in quanto non nasconde a Fitch l’intenzione di manipolare il verdetto a favore della difesa in cambio di una cospicua sommetta.
Fitch, che non è uno sprovveduto e che ne ha di processi vittoriosi alle spalle, sa bene che un controllo di questo spessore sulla giuria è possibile esercitarlo solo grazie ad un infiltrato nella giuria stessa. Non è difficile per lo stesso, capire che quel ragazzo, il giurato dal passato sfuggente, Nicholas Easter, è la talpa tramite cui Marlee potrebbe riuscire a influenzare la giuria.
A questo punto, Fitch è preda di sentimenti contrastanti, da un lato ammirazione verso quella Marlee e dall’altro paura, paura di perdere, e – cosa peggiore – inizia a provare la scomoda sensazione di chi, abituato sempre a vincere, trova qualcuno più bravo di lui, a cui volente o nolente, deve lasciar condurre il gioco. Ad ogni modo, Fitch, pur piegandosi alle richieste della ragazza e del suo degno compare in giuria, inizia una ricerca a tutto campo per capire chi siano in realtà Nicholas Easter e Marlee. Ma nulla. Sembrano essere apparsi dal nulla, ogni traccia ogni indizio si rivela essere un vicolo cieco, fino a quando – quando è ormai troppo tardi – Fitch riuscirà a scoprire un segreto terribile, angosciante e pericoloso, enormemente pericoloso, in grado di porre nel nulla tutto ciò che lui credeva fosse assodato.

Questa è la storia principale su cui si incentra l’intera vicenda. Attorno a questa storia scorrono altre piccole vicende, che mettono a nudo spaccati di vita della provincia americana, la fragilità degli uomini innanzi al denaro, la paura di perdere le cose faticosamente costruite, la voglia di evadere dal quotidiano e l’avidità che si accende in chiunque “quando si presenta l’occasione giusta”.
Il romanzo, grazie allo stile narrativo a cui Grisham ci ha abituato – solo nei suoi migliori lavori però – scorre piacevolmente malgrado la mole di oltre 400 pagine. Delle udienze e di tutte le fasi processuali, ci viene presentato solo ciò che necessariamente risulta inerente alla storia. I tecnicismi, che come detto sembrano prendere il sopravvento nelle prime pagine, sfumano ben presto sullo sfondo, per lasciare posto alla caratterizzazione psicologica dei personaggi che si muovono nell’aula e fuori di essa.
Leggendolo si ha come l’impressione di essere risucchiati all’interno della giuria stessa, di essere uno dei dodici, di patire le lunghe deposizioni dei periti, l’isolamento forzato, lo stress di chi si sente pedinato. Tutto ciò grazie ad un Grisham che riesce a descrivere la situazione in maniera impeccabile.
Non è comunque un romanzo ai livelli di altri suoi capolavori, basti citare “Il Momento di Uccidere” o “L’Appello”. In effetti questo romanzo, ad un certo punto, sembra trascinarsi stancamente verso il finale, che fortunatamente non è il finale scontato che ci si potrebbe aspettare: questo finale a sorpresa, dunque, assorbe pienamente la noia che trapela da alcune pagine, noia dovuta forse – e questo è un vezzo non solo di Grisham, ma anche di molti altri scrittori – a descrizioni lunghe e minuziose di aspetti poco inerenti alla storia che si racconta.

In definitiva è un ottimo romanzo, capace di conquistare pagina dopo pagina, capace di far immergere il lettore nella storia, un romanzo che svela i retroscena – verosimili – della giustizia americana (e probabilmente non solo americana), in cui a volte alla “dea bendata” viene tolta la benda e viene imposto di guardare da una parte sola.
--
Valutazione: 3 libri
--

blogger templates | Make Money Online